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JPMorgan sotto accusa per responsabilità bancaria nel caso Ponzi da 328 milioni di dollari di Goliath Ventures

prima di 6 ore
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JPMorgan e l’Azione Collettiva per Schema Ponzi Crypto

JPMorgan è attualmente coinvolta in un’azione collettiva negli Stati Uniti per aver presumibilmente facilitato uno schema Ponzi crypto da 328 milioni di dollari, gestito da Goliath Ventures, attraverso conti Chase e trasferimenti su importanti scambi.

Dettagli della Causa

Secondo recenti documenti giudiziari e dati di monitoraggio, un gruppo di investitori ha presentato un reclamo collettivo in un tribunale federale della California settentrionale, accusando JPMorgan Chase di aver fornito consapevolmente o per negligenza servizi bancari a un ampio schema Ponzi crypto. La causa sostiene che circa 253 milioni di dollari in fondi degli investitori siano stati inizialmente depositati in conti Chase controllati dagli operatori dello schema, prima che circa 123 milioni di dollari venissero trasferiti a Coinbase e ad altri scambi, mentre solo circa 50 milioni di dollari sono stati restituiti agli investitori come presunti “profitti”.

Segnali di Allerta Ignorati

Secondo il reclamo, i querelanti affermano che JPMorgan non ha agito su molteplici segnali di allerta anti-riciclaggio, inclusi trasferimenti rapidi e di grande valore non coerenti con le attività commerciali dichiarate e ripetuti afflussi da investitori al dettaglio. Sostengono che il presunto fallimento della banca nel presentare o far salire rapporti di attività sospette abbia permesso allo schema di continuare molto più a lungo di quanto avrebbe fatto altrimenti, aumentando drammaticamente le perdite totali.

Implicazioni della Causa

Il caso cerca danni per gli investitori e mira a ritenere una delle banche più grandi del mondo responsabile per ciò che i querelanti definiscono cecità volontaria di fronte a evidenti schemi di frode. Se il caso procederà, potrebbe diventare un test cruciale per valutare quanto i tribunali statunitensi siano disposti ad estendere la responsabilità alle istituzioni finanziarie tradizionali che forniscono rampe di ingresso e uscita fiat per investimenti legati alle criptovalute.

I querelanti sostengono, in sostanza, che le banche non possano trattare la frode crypto come un problema esterno mentre continuano a trarre profitto dai flussi di deposito e dal processamento dei pagamenti legati a schemi sospetti.

Focus Normativo e Legale

Per il settore più ampio degli asset digitali, la causa sottolinea un crescente focus normativo e legale sugli “abilitatori” della frode, non solo sugli emittenti di token o sugli operatori di piattaforme. Gli scambi e i custodi sono già sotto un attento scrutinio; estendere questo obiettivo alle banche globali che elaborano miliardi di flussi per prodotti di investimento crypto potrebbe rimodellare le aspettative di conformità riguardo a KYC/AML, monitoraggio delle transazioni e de-banking di promotori ad alto rischio.

Conclusione

L’esito di questa causa sarà probabilmente seguito con attenzione sia da Wall Street che dai principali centri crypto, data la centralità dei sistemi bancari nella struttura di mercato e nella liquidità.

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