Decisione della Corte Suprema della Corea del Sud sul Bitcoin
La Corte Suprema della Corea del Sud ha stabilito che il Bitcoin detenuto sugli scambi di criptovalute può essere sequestrato ai sensi della Legge sul Procedimento Penale del paese, chiudendo una contestazione legale presentata da un sospetto in un’indagine per riciclaggio di denaro. La decisione, riportata per prima dal Chosun Daily, conferma che gli asset digitali conservati sugli scambi rientrano tra gli obiettivi di sequestro durante le indagini penali, anche se non esistono in forma fisica. La Corea del Sud ha uno dei tassi più elevati di possesso di criptovalute a livello globale. A marzo 2025, oltre 16 milioni di persone—circa un terzo della popolazione—detenevano conti crypto presso i principali scambi nazionali.
Il Caso del Signor A
Il caso è nato da un sequestro della polizia di 55,6 Bitcoin, del valore di circa 600 milioni di won coreani (413.000 dollari) all’epoca, da un conto di scambio detenuto da un individuo identificato solo come il signor A. Gli asset sono stati prelevati come parte di un’indagine per riciclaggio di denaro. Il signor A ha successivamente presentato una mozione di riesame, sostenendo che il Bitcoin detenuto in un conto di scambio non potesse essere sequestrato perché non era un “oggetto fisico” ai sensi dell’Articolo 106 della Legge sul Procedimento Penale. Tale disposizione consente alle autorità di sequestrare prove o oggetti soggetti a confisca se riconosciuti come correlati a un caso penale.
Sentenza della Corte Suprema
Il Tribunale Distrettuale Centrale di Seoul ha respinto la mozione, stabilendo che il sequestro era legittimo. Il signor A ha quindi presentato un ulteriore appello alla Corte Suprema a dicembre. Nella sua sentenza finale, la Corte Suprema ha respinto l’argomento secondo cui il Bitcoin rientrerebbe al di fuori dell’ambito della legge sul sequestro.
“Ai sensi della Legge sul Procedimento Penale, gli obiettivi di sequestro includono sia oggetti tangibili che informazioni elettroniche,”
ha dichiarato la corte, secondo il Chosun Daily.
La corte ha aggiunto che il Bitcoin,
“come token elettronico con la capacità di essere gestito, scambiato e sostanzialmente controllato in termini di valore economico,”
si qualifica come un asset che può essere sequestrato da tribunali o agenzie investigative.
“Il provvedimento in questo caso, che ha sequestrato Bitcoin a nome del signor A gestito da un exchange di asset virtuali, è legittimo, e non c’è errore nella decisione del tribunale inferiore di respingere la mozione di riesame,”
ha affermato la sentenza.
Precedenti Giuridici e Riconoscimenti Internazionali
La decisione è coerente con una serie di precedenti sentenze della corte sudcoreana che hanno trattato le criptovalute come proprietà o asset. Nel 2018, la Corte Suprema ha stabilito che il Bitcoin è una proprietà intangibile con valore economico e può essere confiscato se ottenuto attraverso attività criminali. Nello stesso anno, i token crypto sono stati riconosciuti come asset divisibili nei procedimenti di divorzio. Nel 2021, la corte ha ulteriormente chiarito che il Bitcoin costituisce un asset virtuale che incarna valore economico, ed è considerato un interesse patrimoniale ai sensi della legge penale.
Altre giurisdizioni hanno adottato approcci simili, classificando gli asset digitali come proprietà per scopi legali e di enforcement. Il mese scorso, il Regno Unito ha approvato una legislazione che riconosce formalmente gli asset digitali come proprietà, conferendo loro lo stesso status legale delle forme tradizionali di proprietà. La legge mira a fornire indicazioni più chiare per i tribunali che trattano casi di furto, eredità e insolvenza legati agli asset crypto. La legislazione del Regno Unito si basa su raccomandazioni della Law Commission of England and Wales e fornisce un sostegno statutario ai principi legali che si erano precedentemente sviluppati attraverso il diritto comune. Tali misure sono destinate a migliorare la chiarezza e l’applicazione nei casi che coinvolgono asset digitali, in particolare dove sono coinvolti proventi illeciti e recupero di asset.
“La legge era un riconoscimento statutario benvenuto e tempestivo della qualità fondamentale di proprietà negli asset crypto,”
ha dichiarato Etay Katz, responsabile degli asset digitali presso lo studio legale Ashurst.