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L’operazione di Interpol in Africa porta a 1.462 arresti e svela il riciclaggio di criptovalute

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Operazione Serengeti III contro la Cybercriminalità

Un’operazione di contrasto alla cybercriminalità coordinata da Interpol, focalizzata sull’Africa, ha portato a 1.462 arresti e al recupero di oltre 105 milioni di dollari. Un caso in Nigeria ha tracciato oltre 2,4 milioni di dollari in proventi sospetti, gran parte dei quali riciclati attraverso transazioni di criptovalute.

Dettagli dell’Operazione

Le agenzie di law enforcement di 20 paesi africani e degli Stati Uniti hanno arrestato 1.462 sospetti durante l’Operazione Serengeti III, come annunciato da Interpol il 22 ottobre. L’operazione internazionale contro la cybercriminalità si è svolta dal 29 giugno al 31 agosto e ha preso di mira:

  • Frodi online
  • Estorsione digitale
  • Ransomware
  • Compromissione di email aziendali

Indagini e Risultati

Un’indagine nigeriana ha tracciato oltre 2,4 milioni di dollari in proventi criminali sospetti derivanti da uno schema di frode sugli investimenti internazionale. Un sospetto è stato arrestato e gli investigatori hanno scoperto che gran parte del denaro era stato riciclato attraverso transazioni di criptovalute. Le indagini finanziarie hanno collegato l’attività criminale a perdite superiori a 385 milioni di dollari, con 65.929 vittime registrate nei vari casi.

I recuperi hanno superato i 105 milioni di dollari, mentre gli investigatori hanno interrotto 10.909 reti malevole. Il ransomware blocca i dati per richiedere un pagamento, mentre la compromissione delle email aziendali utilizza comunicazioni aziendali ingannevoli per facilitare frodi.

“Le reti di cybercriminalità operano senza riguardo per i confini, sfruttando la tecnologia per colpire le vittime su scala senza precedenti.” – Neal Jetton, Direttore della Cybercrime di Interpol

Supporto e Collaborazioni

La società di cybersecurity Group-IB ha supportato gli investigatori fornendo informazioni sull’infrastruttura online malevola e sui presunti frodatori. I suoi contributi includevano dettagli sugli strumenti utilizzati per rubare informazioni sensibili, reti di dispositivi compromessi e account sui social media associati ad attività criminali sospette.

Casi Rilevanti

Tra i casi dettagliati nell’annuncio, le autorità ugandesi hanno smantellato due anelli di frode transnazionali e arrestato 365 cittadini stranieri. Gli schemi prendevano di mira vittime in tutta l’Asia, utilizzando chiamate scriptate, piattaforme di trading false e siti web fraudolenti per persuadere i pensionati a investire in opportunità inesistenti.

Un altro caso in Nigeria ha coinvolto un sospetto legato al phishing e alla compromissione delle email aziendali, che ha raccolto credenziali software e accumulato circa 2,1 milioni di indirizzi email. Gli investigatori hanno anche recuperato un veicolo di lusso sospettato di essere stato acquistato con proventi criminali.

Attività in Altri Paesi

Azioni separate hanno preso di mira applicazioni di prestito mobile malevole in Tanzania e frodi sull’importazione di veicoli in Gabon, mentre le autorità hanno arrestato 30 sospetti nella Repubblica del Congo. Diverse indagini rimangono attive mentre i funzionari tracciano i proventi, identificano ulteriori sospetti e esaminano le prove digitali sequestrate.

Situazione in Angola

Gli investigatori angolani hanno arrestato nove sospetti e sequestrato oltre 2.000 dispositivi di mining in due centri di mining di criptovalute illegali. Hanno anche confiscato sei stazioni di trasformazione dell’energia illegali, impianti elettrici che cambiano la tensione per la distribuzione dell’energia. Solo l’infrastruttura elettrica era valutata a oltre 1 milione di dollari.

Le restrizioni sul mining in Angola precedono l’ultima operazione di contrasto. L’Assemblea Nazionale del paese ha approvato misure per il mining di criptovalute nel dicembre 2023, citando la sicurezza energetica, le preoccupazioni ambientali e la sovranità monetaria. Il divieto è entrato in vigore nel 2024.

Dopo il divieto angolano, l’Ambasciata Cinese in Angola ha avvertito contro il mining e ha consigliato ai cittadini e alle istituzioni cinesi che operano lì di conformarsi alle restrizioni locali. L’ambasciata ha anche messo in guardia contro schemi di valuta virtuale che promettono ricchezze rapide o ritorni garantiti.

Operazione Serengeti 2.0

Durante l’operazione separata Serengeti 2.0 nel 2025, le autorità hanno smantellato 25 centri di mining in Angola. Hanno confiscato 45 stazioni di energia illecite, insieme a attrezzature di mining e tecnologia dell’informazione valutate a oltre 37 milioni di dollari. L’operazione congiunta ha portato all’arresto di sette individui, tra cui il leader di un anello di riciclaggio con sede in Svezia e negli Emirati Arabi Uniti.

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