Rifiuto delle Notizie sui Pedaggi in Criptovaluta
I media iraniani hanno respinto le notizie secondo cui Teheran stia attualmente raccogliendo pedaggi di transito per lo Stretto di Hormuz in criptovaluta, evidenziando la confusione che circonda un regime di pagamento in tempo di guerra, il quale ha scosso il commercio globale e i mercati delle criptovalute.
La Dichiarazione di Fars News
L’agenzia di stampa statale Fars News ha dichiarato il 23 aprile che “le notizie riguardanti l’Iran che raccoglie pedaggi per lo Stretto di Hormuz in criptovaluta sono imprecise”, contraddicendo settimane di speculazioni secondo cui il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) avesse già iniziato ad accettare Bitcoin o stablecoin da petroliere durante una fragile tregua mediata dagli Stati Uniti.
Il Reportage del Financial Times
La smentita segue un reportage dettagliato del Financial Times, il quale riportava che l’Iran intendeva richiedere alle compagnie di navigazione di pagare le tasse di transito in criptovaluta per le petroliere che transitano attraverso lo Stretto, a una tariffa indicativa di circa 1 dollaro per barile di greggio.
Truffe e Messaggi Fraudolenti
Anche se Teheran respinge l’idea che i pedaggi in criptovaluta siano già attivi, una società greca di rischio marittimo, MARISKS, ha avvertito che attori sconosciuti hanno inviato messaggi fraudolenti ai proprietari delle navi bloccate a ovest dello Stretto, “spacciandosi per autorità iraniane” e richiedendo pagamenti in Bitcoin o Tether in cambio di “autorizzazione” e passaggio sicuro.
“Questi messaggi specifici sono una truffa,” ha affermato MARISKS, sottolineando che le email “non provenivano dalle autorità iraniane” e potrebbero aver contribuito a mettere sotto attacco almeno un’imbarcazione mentre tentava di lasciare l’area.
Implicazioni Economiche
Lo Stretto di Hormuz trasportava in precedenza circa un quinto del flusso globale di petrolio e gas naturale liquefatto, e le proposte per un sistema di pedaggi basato su criptovaluta hanno suscitato un intenso scrutinio da parte dei regolatori e degli analisti blockchain. Bloomberg ha riportato che un intermediario legato all’IRGC ha discusso l’apertura di negoziati a circa 1 dollaro per barile, implicando un potenziale ricavo di fino a 2 milioni di dollari per una superpetroliera completamente carica e tra 70 miliardi e 80 miliardi di dollari all’anno se il traffico tornasse ai livelli pre-bellici.
Osservazioni sul Futuro dei Pagamenti
Chainalysis ha osservato che l’Iran ha storicamente fatto affidamento su stablecoin ancorate al dollaro, come USDT su Tron, sostenendo che eventuali pedaggi implementati nello Stretto di Hormuz approfondirebbero il pivot di Teheran verso sistemi resistenti alla censura, mentre presenterebbero nuovi rischi di conformità per i fornitori di servizi di asset virtuali.
Gli osservatori del settore affermano che la smentita di Fars News lascia una distinzione sottile: l’Iran sembra desideroso di formalizzare i pedaggi e sperimentare con il yuan e i pagamenti in criptovaluta, ma afferma di non aver ancora iniziato a raccogliere tali tasse direttamente in asset digitali, anche se truffatori e intermediari si affrettano a riempire il vuoto.