La Corte Suprema della Thailandia e il Bitcoin come Proprietà
La Corte Suprema della Thailandia ha stabilito che il Bitcoin si qualifica come proprietà ai sensi della legge penale, confermando una condanna a 10 anni di carcere in un caso di rapina che ha coinvolto il trasferimento forzato di 50.000 dollari in criptovaluta.
Dettagli del Caso
Secondo i media locali, la sentenza, numerata 4929/2569, è stata emessa dalla sezione completa della Corte Suprema e riguardava una rapina avvenuta a settembre 2022 sull’isola di Koh Samui. Un gruppo di cittadini stranieri ha minacciato e aggredito una vittima costringendola ad acquistare e trasferire 2,480801 BTC.
“La corte ha respinto l’argomento dell’imputato secondo cui il Bitcoin non avesse valore intrinseco e quindi non potesse qualificarsi come proprietà suscettibile di furto ai sensi della legge thailandese.”
I giudici hanno stabilito che la criptovaluta ha un valore di mercato identificabile, può essere posseduta e scambiata per denaro contante, e soddisfa i requisiti legali per la proprietà in un reato di rapina.
Argomentazioni Legali
La controversia legale si è incentrata sulla questione se la criptovaluta potesse essere considerata proprietà quando esiste come dati elettronici e non è riconosciuta come moneta legale in Thailandia. Durante l’appello, l’imputato ha sostenuto che il Bitcoin trasferito dalla vittima non avesse valore e quindi non costituisse il prelievo illecito della proprietà di un’altra persona.
Esaminando l’argomento, la Corte Suprema ha considerato le Sezioni 137 e 138 del Codice Civile e Commerciale della Thailandia, che definiscono la proprietà tangibile e estendono i diritti di proprietà a oggetti intangibili che hanno valore e possono essere posseduti.
I giudici hanno fatto riferimento al Decreto d’Emergenza del 2018 della Thailandia sulle Attività di Asset Digitali, che definisce la criptovaluta come dati elettronici creati su reti digitali per essere utilizzati come mezzo di scambio.
Risultato della Sentenza
La sentenza ha ulteriormente citato la posizione della Banca di Thailandia secondo cui le criptovalute non sono moneta legale e i loro prezzi possono fluttuare considerevolmente a seconda della domanda di mercato. Tuttavia, la corte ha ritenuto che il valore di mercato del Bitcoin, la sua capacità di essere scambiato per denaro contante e la possibilità di possesso individuale fossero sufficienti per stabilire il suo status di proprietà nei procedimenti penali.
Poiché la vittima aveva scambiato 50.000 dollari, equivalenti a circa 1,878 milioni di baht all’epoca, per Bitcoin prima di trasferirlo agli aggressori, la corte ha determinato che la criptovaluta rappresentava una proprietà con valore economico misurabile.
“I giudici hanno ritenuto che la vittima avesse trasferito la criptovaluta a causa di minacce e violenza fisica, respingendo la suggestione che la transazione fosse stata volontaria.”
Contesto e Implicazioni
Il caso risale a settembre 2022, quando l’imputato avrebbe aiutato a coordinare il trasporto e l’alloggio per un gruppo di cittadini stranieri in viaggio verso Koh Samui. I documenti di corte descrivono come il gruppo avesse organizzato un furgone a noleggio, motociclette e sistemazioni in un resort prima di avvicinarsi alla vittima e alla sua moglie russa in un caffè il 15 settembre.
Il confronto è diventato violento quando i membri del gruppo hanno colpito la vittima in faccia e all’orecchio e hanno tentato di sequestrare il suo telefono. Sotto pressione, la vittima ha usato il suo telefono per convertire 50.000 dollari in 2,480801 BTC e ha trasferito la criptovaluta a un portafoglio controllato da uno degli aggressori.
La sentenza segue diverse indagini su crimini violenti legati alla criptovaluta in Thailandia, dove gli aggressori hanno tentato di ottenere beni digitali minacciando i proprietari di portafogli. Recentemente, sono stati riportati casi di rapine armate e aggressioni legate a criptovalute, evidenziando la crescente preoccupazione per la sicurezza nel settore delle criptovalute.