Introduzione
I ricercatori della Federal Reserve hanno presentato, il 4 settembre, un quadro per valutare come le stablecoin e altri strumenti finanziari basati su blockchain possano essere integrati nelle statistiche sull’offerta di moneta negli Stati Uniti. Attualmente, le stablecoin di pagamento non sono incluse in M1 o M2, ma la loro futura classificazione potrebbe dipendere dall’uso che ne fanno famiglie e imprese.
Analisi delle Stablecoin
Gli autori dello studio, Kristen Payne e Mary-Frances Styczynski, hanno analizzato le stablecoin di pagamento, i depositi bancari tokenizzati e i fondi del mercato monetario tokenizzati. Hanno considerato sia la funzione economica di ciascun attivo sia la possibilità di raccogliere dati affidabili senza contare la stessa moneta due volte.
È importante notare che il documento riflette le opinioni personali degli autori e non rappresenta una decisione politica della Federal Reserve o una deliberazione attiva su un cambiamento degli aggregati monetari.
Le stablecoin di pagamento potrebbero essere utilizzate per facilitare le transazioni quotidiane di famiglie e imprese. Le transazioni su una blockchain si completano istantaneamente, il che rende le stablecoin di pagamento potenzialmente più liquide dei depositi a vista.
Aggregati Monetari della Federal Reserve
La Federal Reserve pubblica tre aggregati monetari: la base monetaria, che comprende la valuta fisica e le riserve bancarie; M1, che include denaro altamente liquido spendibile su richiesta; e M2, che comprende M1 più prodotti di risparmio meno liquidi, come piccoli depositi a termine e fondi del mercato monetario al dettaglio.
Secondo il quadro proposto dai ricercatori, un attivo utilizzato principalmente come mezzo di scambio rientrerebbe normalmente in M1, mentre un attivo utilizzato principalmente per risparmi a breve termine sarebbe più coerente con la parte non M1 di M2. Le stablecoin di pagamento potrebbero rientrare in entrambe le categorie:
- I token utilizzati per acquisti domestici, pagamenti aziendali o trasferimenti istantanei condividerebbero le caratteristiche transazionali di M1.
- Le stablecoin utilizzate principalmente per scambiare criptovalute o conservare valore temporaneamente assomiglierebbero ad attivi collocati in M2.
Considerazioni sui Token e Riserve
I ricercatori hanno utilizzato USDC come confronto più vicino esistente, notando che poche stablecoin di pagamento operano attualmente sotto il quadro del GENIUS Act. USDC è ampiamente utilizzato come attivo di regolamento on-chain, ma gli utenti lo detengono anche tra le transazioni o lo collocano in prodotti che offrono ricompense indirette.
La distinzione non può essere risolta solo dalla tecnologia: un token in dollari può muoversi istantaneamente pur continuando a funzionare principalmente come strumento di risparmio o di trading. I ricercatori hanno quindi proposto di osservare l’uso dominante del token prima di assegnare una classificazione.
Questo approccio funzionale spiega anche perché la Federal Reserve ha precedentemente modificato le sue definizioni.
Nel 2020, i depositi di risparmio sono stati inclusi in M1 dopo che i cambiamenti normativi li hanno resi più facilmente trasferibili. L’ultima pubblicazione H.6 continua a misurare M1 e M2 in base alla liquidità e all’uso economico.
Implicazioni per la Classificazione delle Stablecoin
Aggiungere le stablecoin a M1 o M2 non sarebbe così semplice come contare ogni token in circolazione. Gli emittenti detengono attivi di riserva a supporto di quei token, e alcuni di questi attivi potrebbero già apparire altrove negli aggregati monetari. Una riserva di stablecoin può contenere depositi bancari, titoli di Stato e altri strumenti liquidi consentiti.
I depositi bancari appaiono già in M1 o M2, e i fondi del mercato monetario governativi al dettaglio possono anche far parte di M2. Contare la stablecoin insieme a quelle riserve potrebbe gonfiare l’offerta di moneta misurata, a meno che gli statistici non facciano un aggiustamento.
Normative e Reporting
I requisiti di divulgazione del GENIUS Act potrebbero fornire parte dei dati necessari, poiché la legge richiede agli emittenti autorizzati di pubblicare informazioni sulle loro riserve. Tuttavia, i regolatori hanno ancora bisogno di standard di reporting comuni che identifichino l’offerta circolante, la composizione delle riserve e potenzialmente token inaccessibili o congelati.
L’implementazione rimane incompleta. Le normative proposte dall’OCC affrontano riserve, riscatti, gestione del rischio e supervisione degli emittenti, ma l’agenzia non ha completato la regola finale, come trattato nel rapporto di crypto.news sul processo di regolamentazione del GENIUS Act ritardato.
Circolazione Internazionale delle Stablecoin
La circolazione delle stablecoin si estende anche oltre i confini degli Stati Uniti: un token emesso da un’azienda statunitense regolamentata può passare tra portafogli ovunque. Le blockchain pubbliche normalmente rivelano indirizzi e transazioni, ma non la posizione geografica affidabile del detentore.
I ricercatori hanno affermato che separare la circolazione domestica dall’uso internazionale potrebbe quindi richiedere ulteriori report.
Depositi Tokenizzati e Fondi del Mercato Monetario
I depositi tokenizzati richiedono un trattamento diverso, poiché rimangono passività di banche regolamentate. La tokenizzazione cambia il modo in cui il deposito è registrato e trasferito, ma non cambia automaticamente il suo carattere legale o economico.
Un deposito a vista tokenizzato rimane immediatamente accessibile e può funzionare come mezzo di scambio, quindi è incluso in M1 insieme ai depositi a vista convenzionali. Un deposito a termine piccolo tokenizzato rimarrebbe un prodotto di risparmio e rientrerebbe nella parte non M1 di M2.
Tuttavia, le banche riportano già questi saldi attraverso gli stessi moduli normativi utilizzati per i depositi tradizionali. La Federal Reserve non separa attualmente i saldi tokenizzati dai depositi mantenuti attraverso sistemi bancari convenzionali.
Conclusioni
La ricerca non stabilisce un calendario per aggiungere le stablecoin a M1 o M2, ma identifica i requisiti che devono essere soddisfatti prima che la Federal Reserve possa pubblicare cifre affidabili. I funzionari avrebbero bisogno di dati di circolazione standardizzati, un canale di reporting coerente e un metodo per dedurre gli attivi di riserva già catturati altrove.
Dovrebbero anche decidere se le statistiche dovrebbero includere le partecipazioni globali di token emessi negli Stati Uniti o solo le partecipazioni associate a utenti domestici. L’uso delle stablecoin dovrebbe quindi essere valutato nel tempo: un uso prevalentemente transazionale supporterebbe M1, mentre il comportamento di trading e risparmio supporterebbe M2.
Fino a quando queste questioni non saranno risolte e la Federal Reserve non cambierà formalmente la sua metodologia, le stablecoin di pagamento rimangono al di fuori degli aggregati monetari pubblicati negli Stati Uniti. Il documento del 4 settembre offre un percorso analitico, ma non stabilisce una nuova politica.